Regole del tute: la guida completa al gioco spagnolo del «tutti»
Come si gioca al tute, il gioco di prese più diffuso di Spagna nato dall'italiano «tutti»: valori delle carte, dichiarazioni da 20 e 40 punti e varianti.
Se il mus è il gioco dell'astuzia, il tute è il gioco della memoria. Qui non ci sono segnali né bluff: ci sono quaranta carte che escono una a una, e il buon giocatore sa in ogni momento quali mancano all'appello e chi le tiene in mano. È probabilmente il gioco di prese più diffuso di Spagna, il capostipite di un'intera famiglia di varianti — dal guiñote aragonese al tute cabrero rioplatense — e il responsabile del fatto che «cantar las cuarenta» significhi, in spagnolo, dire a qualcuno quello che si merita. E per un italiano è anche un ritorno a casa: il tute nacque in Italia, e il suo stesso nome lo confessa. Questa guida ne raccoglie la storia, le regole complete nelle due modalità principali, il sistema delle dichiarazioni e le varianti più giocate.
Cosa serve per giocare al tute
- Un mazzo spagnolo da 40 carte (senza otto né nove) — quasi gemello del mazzo italiano, con gli stessi semi: ori, coppe, spade e bastoni.
- Due o quattro giocatori: il tute classico è un testa a testa; il tute a coppie, con i compagni seduti di fronte, è la versione più conviviale.
- Carta e penna per segnare, o la memoria di un veterano.
Un gioco italiano che la Spagna ha fatto suo
Il tute non è nato in Spagna. Arrivò dall'Italia nel corso dell'Ottocento — la tradizione lo attribuisce alle truppe spagnole di ritorno dalle campagne italiane — e il nome lo tradisce: viene dall'italiano tutti, che è ciò che si dichiara quando si riuniscono i quattro re o i quattro cavalli, la giocata che dà il nome al gioco e in diverse modalità lo vince all'istante. Gli spagnoli trasformarono tutti in «tute» e il gioco in un'istituzione: nel Novecento era già il re dei circoli di paese, delle tavolate familiari e dei bar col panno verde.
Il tute appartiene alla grande famiglia europea dei giochi «dell'asso e del dieci» — la stessa della brisca spagnola, della briscola italiana o dello skat tedesco —, dove le carte che valgono davvero sono assi e tre, e dove vincere prese senza sostanza serve a poco. Chi gioca a briscola parte con mezzo lavoro fatto: i valori delle carte sono identici.
Il valore delle carte
La gerarchia del tute è la prima lezione, perché non coincide con l'ordine naturale. Dal più alto al più basso: asso, tre, re, cavallo, fante, e poi sette, sei, cinque, quattro e due. I punti:
- Asso: 11 punti · Tre: 10 · Re: 4 · Cavallo: 3 · Fante: 2
- Le altre carte non valgono nulla (sono «carte bianche»), ma servono per vincere o regalare prese.
- In totale il mazzo contiene 120 punti, più 10 dell'ultima presa («le dieci di ultime»): 130 in gioco.
Come si gioca: il tute in quattro passi
1 · Distribuzione e briscola
Nel tute a quattro si danno dieci carte a testa e non resta tallone; l'ultima carta della distribuzione si mostra e il suo seme è il trionfo (la briscola) della mano. Nel tute a due si danno sei o otto carte secondo la modalità, si scopre la carta di trionfo e il resto resta come tallone da cui pescare.
2 · Le prese
Il giocatore di mano apre con una carta; gli altri ne giocano una ciascuno. La presa va alla carta più alta del seme d'uscita, salvo che qualcuno giochi trionfo: in quel caso vince il trionfo più alto. Chi vince la presa apre la successiva.
La regola che definisce il carattere del tute — ed è la grande differenza con la briscola — è l'obbligo di rispondere: nella fase di arrastre (sempre, nel tute a quattro) bisogna giocare il seme d'uscita se lo si ha; se non lo si ha, bisogna tagliare con un trionfo; e in più bisogna superare: battere la carta più alta della presa quando è possibile. Niente melina tenendosi l'asso per dopo.
3 · Le dichiarazioni: le venti e le quaranta
Qui arriva il sale del gioco. Chi riunisce re e cavallo dello stesso seme può «cantare» dopo aver vinto una presa: 20 punti se sono di un seme qualsiasi, 40 se sono del seme di trionfo. Da qui viene l'espressione spagnola «cantarle las cuarenta a alguien»: annunciare a qualcuno, con la soddisfazione di chi ha ragione, qualcosa che non può ribattere. Ogni coppia re-cavallo si canta una sola volta, e bisogna vincere una presa per poterlo fare.
4 · Il tute
La giocata suprema: riunire i quattro re o i quattro cavalli. Chi la dichiara vince la partita all'istante, comunque si stia messi. È rara, è gloriosa, ed è la ragione del nome del gioco.
Il conteggio
Esaurite le carte, ogni schieramento somma i punti delle sue prese, le sue dichiarazioni e le dieci di ultime se ha vinto la presa finale. Nel tute a quattro a coppie vince chi supera la metà dei 130 punti in gioco; nelle modalità a partite si gioca a un numero concordato di «giochi» o cotos. In molti tavoli, non arrivare a 30 punti («andare cappotto») si paga doppio.
Le varianti: una famiglia numerosa
- Tute a coppie: la modalità sociale per eccellenza, quattro giocatori, senza pesca.
- Tute arrastrado: in due, con fase di pesca e fase di arrastre quando il tallone si esaurisce.
- Tute subastado: si fa un'asta per scegliere la briscola e giocare da soli contro tutti; il parente spagnolo dei giochi d'asta mitteleuropei.
- Tute habanero: variante con sfumature cubane in dichiarazioni e punteggio.
- Tute gana-pierde: il mondo alla rovescia — vince chi fa meno punti.
- Tute cabrero (o «más y menos»): il gioiello rioplatense per 3-6 giocatori, dove perdono quelli che restano in mezzo: né chi somma di più né chi somma di meno. Una lezione di mira.
- Guiñote: tecnicamente una variante, ma in Aragona è una religione a parte e merita una guida propria.
Strategia: le tre leggi del buon giocatore di tute
- Conta le carte. Senza memoria non c'è tute: sapere se restano trionfi fuori e chi ha tagliato quale seme vale più di qualsiasi carta.
- Proteggi le dichiarazioni. Un re da solo è mezza promessa; giocarlo presto può costarti 20 o 40 punti.
- Amministra i trionfi. Tagliare presto fa scena e rovina i finali: l'arrastre lo vince chi ci arriva con i trionfi in mano quando gli altri li hanno finiti.
Curiosità
- «Cantar las cuarenta» è l'eredità linguistica più famosa del tute, ma non l'unica: anche «ir capote» (andare cappotto) è uscita dal tavolo da gioco.
- Il tute attraversò l'Atlantico con l'emigrazione e in Argentina e Uruguay ha generato una famiglia propria: il tute cabrero è venerato laggiù come gioco da caffè e ha dato titoli persino al teatro e al cinema rioplatense.
- Il cerchio si chiude: un gioco partito dall'Italia col nome di tutti è oggi lo standard spagnolo dei giochi di prese — e per un italiano che sa la briscola, impararlo è questione di una serata: i valori delle carte sono gli stessi, cambia l'obbligo di rispondere e arrivano le dichiarazioni.
Domande frequenti
Quanti punti vale ogni carta nel tute?
Asso 11, tre 10, re 4, cavallo 3 e fante 2. Le altre non danno punti. Nel mazzo ci sono 120 punti, più 10 dell'ultima presa.
Cosa significa cantare le venti o le quaranta?
Dichiarare re e cavallo dello stesso seme dopo aver vinto una presa: 20 punti se è un seme qualsiasi, 40 se è il seme di briscola.
Cosa vuol dire fare tute?
Riunire i quattro re o i quattro cavalli. Vince la partita immediatamente e dà il nome al gioco (dall'italiano tutti).
È obbligatorio superare la carta nel tute?
Nella fase di arrastre sì: bisogna rispondere al seme, superare la presa se possibile e tagliare con trionfo se non si ha il seme.
Che differenza c'è tra tute e briscola?
Stessi valori delle carte, spirito diverso: nel tute c'è l'obbligo di rispondere e superare, ci sono le dichiarazioni da 20 e 40 punti e la giocata «tute» che vince all'istante. La briscola è libertà; il tute è disciplina.
Per giocare come si deve: il tute chiede un mazzo spagnolo da 40 carte con corpo, di quelli che reggono anni di dopocena. Lo trovi nella nostra collezione di carte da gioco.
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